Sant’Antonio di Padova
Probabilmente è il santo più noto e amato nel mondo. Raramente capita di entrare in una chiesa in cui non ci sia una statua o un dipinto dedicati a lui. Siamo parlando di Sant’Antonio da Padova che, nella sua basilica nella cittadina veneta, richiama ogni anno milioni di pellegrini soprattutto grazie alla sua fama di taumaturgo o, come viene comunemente chiamato, di “santo dei miracoli”.
La sua fama di potente intercessore presso Dio e le sue virtù taumaturgiche erano già note nel XIII secolo (quello in cui visse) e nella preghiera di lode “Si quaeris miracula” (Se cerchi miracoli), composta dal francescano Giuliano da Spira due anni dopo la sua morte, si legge: «Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute. S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità; lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova».
E’ proprio per questa fama di santo che guarisce e che intercede presso Dio perché conceda che Sant’Antonio attira milioni di fedeli. Che, a volte, sanno poco o niente di lui: ignorano, per esempio, che era nato a Lisbona, in Portogallo, nel 1195 e che era stato battezzato col nome di Ferdinando; che, francescano, aveva incontrato San Francesco ad Assisi; che era un grande predicatore e, persino, che è morto giovane, a 35 anni. Eppure sentono di conoscerlo, si fidano, sanno di poter parlare con lui come si parla con un amico che ti conosce bene, e che è sempre pronto a darti una mano, sanno di poter contare sul suo ascolto e sul suo aiuto.
PADRE LEOPOLDO MANDIC
San Leopoldo Mandic, il Santo della riconciliazione e dell’ecumenismo spirituale. Papa Francesco lo ha voluto come testimone insieme a San Pio da Pietrelcina del Giubileo straordinario della Misericordia defi nendolo il modello per i confessori, perché, dice il Santo Padre: “è precisamente un cuore di padre che noi vogliamo incontrare quando andiamo nel confessionale”.






